6 marzo 2018

L’Aceto Balsamico e i suoi segreti

 

L’Hotel Ristorante Conte Verde, che si trova nel cuore dell’Emilia, è il punto di partenza ideale per conoscere ed apprezzare questo straordinario condimento della tradizione.

Grazie alla nostra passione per la tradizione e per i prodotti d’eccellenza della nostra zona, Vi accompagniamo a scoprire i segreti dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia.

Come nasce la bontà? Dalla purezza della natura e dalla sapienza dell’uomo.

Così nasce l’Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia.
Ogni prodotto di pregio e di tradizione è indissolubilmente legato all’ambiente in cui nasce e al rispetto di un metodo di lavorazione reso perfetto dal passare delle generazioni. Questo vale in particolare per l’Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia, che già nel nome porta fieramente l’indicazione della sua terra di origine.

Solo qui può nascere un aceto così: in queste zone l’estate calda e secca crea le condizioni ottimali per il processo di ossidazione acetica, per l’evaporazione e quindi la concentrazione del prodotto, mentre il freddo dell’inverno favorisce i momenti di sedimentazione e decantazione che creano la pura limpidezza dell’aceto.

Così nasce una delizia assoluta, un privilegio di gusto per i veri estimatori dei sapori rari e preziosi.

È più che aceto: è un condimento.
Ed è più che balsamico: è tradizionale.
È l’Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia.
Già nelle parole del suo nome c’è il segreto della sua unicità:
“Balsamico” perché anticamente era il medicamento di re e imperatori. Oggi è il condimento d’eccellenza.
“Tradizionale” perché discende da una storia secolare;
“di Reggio Emilia” perché nasce in uno dei territori italiani a più alta vocazione di gusto.

 

In pochi casi come per l’Aceto Balsamico Tradizionale, la sua storia “è il prodotto”.

Sono infatti molti secoli che questo frutto dell’ingegno e della passione dell’uomo onora e caratterizza le tavole più fortunate e sapienti.

Le sue antiche origini in gran parte sconosciute, circondano di mistero l'”aceto più speciale del mondo”, la prima idea e le tecniche per farlo, i modus operandi tramandati per generazioni di padre in figlio, che oggi chiameremmo know how.

Il primo antico scritto che se ne occupa risale all’anno 1046, quando l’imperatore di Germania Enrico III, in viaggio verso Roma per l’incoronazione, fece tappa a Piacenza. Da qui rivolse a Bonifacio, marchese di Toscana nonché padre della famosa contessa Matilde di Canossa, la richiesta di omaggiargli uno speciale aceto che “aveva udito farsi colà perfettissimo”.

Proprio all’interno delle mura del castello che diverrà famosissimo qualche anno più tardi per l’incontro “del perdono” tra papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV, si narra venisse prodotto un aceto, elisir e balsamo, tanto agognato dalle teste coronate.

Successivamente nei secoli XII, XIII e XIV sappiamo per certo dell’esistenza a Reggio Emilia, Scandiano e nei principali centri estensi, di fabbricanti di aceto riuniti in vere e proprie consorterie i cui affiliati dovevano tenere gelosamente custodito il segreto della pregiata produzione.

Dopo l’imprimatur imperiale, per tutto il Rinascimento l’aceto balsamico compare spessissimo nelle tavole di re e duchi, in particolare alla mensa dei duchi d’Este. Con l’avvento nel 1476 di Alfonso I – duca di Ferrara – la storia del balsamico ebbe un impulso determinante.

Tutta la dinastia che governò il ducato di Modena,Reggio e Massa fino al 1859, arricchì per secoli le cronache di memorie sull’aceto balsamico tradizionale. Ed ancheLodovico Ariosto lo cita e ne decanta la bontà in una sua opera.

Successivamente in alcune pubblicazioni si può leggere:  “nelle province di Modena e Reggio Emilia si prepara da tempo antichissimo una particolare qualità di aceto a cui le fisiche apparenze e la eccellenza dell’aroma fecero acquistare il nome di Aceto Balsamico”.

Le testimonianze sull’Aceto Balsamico si infittiscono nell’Ottocento, attraverso gli elenchi dotali delle nobili famiglie reggiane. All’epoca era buona norma infatti arricchire la dote della nobildonna che si maritava con vaselli di aceto balsamico pregiato e batterie di botticini dal contenuto prezioso.

Il resto è storia dei nostri giorni.

L’Hotel Ristorante Conte Verde propone una combinazione week-end ricca di spunti, visita ad una caratteristica acetaia, degustazioni per conoscere e assaporare l’Aceto Balsamico Tradizionale, immersi nella campagna emiliana.

 

 

 

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