1 ottobre 2018

Ripartono le domeniche al castello di Montecchio Emilia!

Ogni domenica, dalle 15.00 alle 19.00, il castello sarà aperto per visite libere (ingresso 2€, consentito fino a 30 minuti prima della chiusura) e visite guidate (ingresso 4€, partenze a navetta ore 15.00, ore 16.30, ore 18.00)

A metà strada tra Reggio e Parma, a Sud della via Emilia, sulla sponda destra dell’Enza, sorge il Castello di Montecchio Emilia. Di proprietà comunale, domina il centro storico ed è sicuramente una delle più interessanti architetture fortificate matildiche della provincia. Non è nota la data della fondazione del Castello, il suo primo nucleo probabilmente esisteva già nel X sec. d.C.
In un documento del 1114, firmato da Matilde di Canossa, vi è il primo riferimento al castello che, data la sua posizione strategica, a ridosso del corso dell’Enza, svolgeva un’importante funzione nel sistema difensivo pedecollinare progettato dai Canossa.

Nel XIII secolo fu occupato dal comune di Parma che però dovette combattere a lungo le signorie ed i vescovati vicini per manterlo. Nel 1247 la ghibellina Parma cadde nelle mani dei guelfi, ma Montecchio rimase fedele all’imperatore. Assunsero quindi il comando del castello i Vicedomini, che ne mantennero il possesso fino al 1348. Nel 1317 Giberto III da Correggio lo distrusse e lo smantellò e nel 1348 Obizzo III d’Este lo cedette ai Visconti, che ne cacciarono i precedenti feudatari e v’imposero un loro vicario, fortificandolo ulteriormente.

Nel 1426 la rocca venne restaurata per mano di Agnolo della Pergola. Tra il 1440 ed il 1455 subì diversi interventi, così come sotto le successive dominazioni di Guido Torelli e degli Estensi, che nel 1486 occuparono definitivamente Montecchio.

Dal 1638 nel castello si insediò Luigi I d’Este, con il titolo di marchese di Montecchio. Sotto di lui la fortezza divenne oggetto di numerosi interventi, come la chiusura delle Fosse della Rocchetta, che cingevano il perimetro della struttura.

Tra il 1813 ed il 1823 vennero edificati i portici, sul lato rivolto verso la piazza. Fino all’Unità d’Italia – con la breve eccezione del periodo napoleonico – Montecchio seguì le sorti del Ducato Estense. Per secoli e fino al 1960, la Rocca fu adibita a carcere mandamentale.

Il castello delimita, dal lato ovest, il centro storico di Montecchio. Presenta una pianta quadriltera irregolare, frutto delle riparazioni che si sono susseguite nel corso dei secoli. La parte più antica, ossia quella dell’orologio, risale al periodo matildico. Entrambe le torri sono dotate di copertura e di un giro completo di merlatura.

Recenti lavori di scavo archeologico, eseguiti nei sotterranei, hanno messo in luce le antiche fondazioni del Castello e un vasto Sepolcreto carolingio (sec. VIII-X), di cui sono state esplorate 28 sepolture contenenti un centinaio di deposizioni. Le tombe, tutte a inumazione, sono disposte in senso rituale est-ovest, prive di corredo. La necropoli fu utilizzatata per almeno due – tre secoli. Il percorso del sepolcreto si completa con la calcara, fornace per la produzione della calce, attiva tra X e XI sec. e tracce di antiche fondazioni di una probabile ” ecclesia S. Ambrogi”. Nella parte orientale dei sotterranei sono conservate una cannoniera e due tombe ancora integre.

Risalendo poi dal sotterraneo sono visibili la Torre pontaia che ospitava il corpo di guardia e l’originale Porta di accesso alla Rocca dove ancora si può notare il punto di attracco del ponte levatoio.

Salendo la scala a chiocciola del XVI sec. si giunge fino al piano nobile che ospita la biblioteca con soffitto a cassettoni e pregevole cappella secentesca.

All’interno del Torrione, un affascinante affresco di fine trecento raffigurante una Madonna in trono con Bambino e Santi. Il dipinto, indice di un prestigioso uso abitativo del castello, è di ottima fattura e di grande qualità sia stilistica che cromatica, il che fa pensare alla mano di un maestro: si tratta di un affresco in stile gotico con rilevanti influssi giotteschi.

Al piano superiore, dalla scala a chiocciola si giunge agli spalti con merlature ghibelline, al cammino di ronda e alle antiche prigioni. Entrambe le celle, denominate Toricino e Galingana, conservano, sui muri e le parti lignee, graffiti e bassorilievi di grande interesse del XVIII sec.

Proseguendo la visita si giunge all’imponente struttura del Torrione. La salita consente di vedere sia il pendolo di Focault, che l’orologio settecentesco il cui complesso marchingegno tuttora dà l’ora sulla piazza della Repubblica. Sulla sommità del Torrione è la Cella Campanaria, di impianto estense che conserva due antiche campane bronzee di cui la maggiore, del 1577, reca dedica al primo Marchese di Montecchio, Alfonso d’Este, mentre la piccola è del 1768.
Dall’alto dei 35 m. del Torrione è possibile godere di un bellissimo panorama caratterizzato dalla barriera verde dell’Enza, dalle murature imponenti del castello di Montechiarugolo e dal bastione della “Rotonda” di Barbiano.

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